Gli straordinari tesori
di oreficeria sacra custoditi nelle chiese veneziane rappresentano quel “museo diffuso” che
sollecita, in occasioni importanti come quella del quinto centenario della rifabbrica della
chiesa di San Salvador, il desiderio di scoprire e svelare un patrimonio per lo più inedito.
Quel linguaggio, che rende la forma stile e fa della materia preziosa un’arte,
racconta la storia di una città, di un sestiere, di una chiesa, di una comunità.
In questa prospettiva il quinto centenario della chiesa di San Salvador, a Venezia,
offre l’opportunità di parlare di arte orafa in quella chiesa che nasce in «visceribus urbis»,
nel cuore della città.
Questa esposizione rientra nel disegno di un più vasto progetto culturale che mira
alla conservazione e valorizzazione dell’arte orafa attraverso i “tesori nascosti”
delle chiese veneziane. Un capillare sistema d’ inventariazione del patrimonio ecclesiastico
consente di promuovere costantemente quegli interventi di restauro necessari a garantire
la conservazione delle opere. Uno studio sistematico e scientifico dell’ oreficeria sacra vuole
affiancare quello più immediato che grazie alle carte d’archivio fa rivivere l’atmosfera
della bottega, cellula vitale di ideazione e realizzazione dell’artista.
Nell’officina dove si consuma la pratica quotidiana, i materiali e le tecniche conducono
alla comprensione delle forme che gli stili hanno consegnato alla storia.
Un’ occasione per avvicinarsi a questo antico mestiere e percepire, attraverso un laboratorio
didattico, la quotidianità dell’artista nel processo progettuale ed esecutivo; attraverso
i documenti, il profilo di artigiano, commerciante, socio di categoria, contabile
e confratello. Il sussidio didattico, che correda la bottega, diventa strumento essenziale per“rivivere” un luogo adibito alla formazione capace di offrire spunti d’interesse
interdisciplinare.
La preziosa tradizione, che gusto e abilità hanno perpetuato nel tempo, costringe anche a
confrontarsi con il presente e il futuro dell’oreficeria veneziana.
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